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Islam, emancipazione e donne



E che non sia ingiusta con me stessa e con gli altri! E così a proposito del post precedente ci aggiungo, a onor del vero, che le donne tunisine hanno contestato la "complementarietà" proposta da Ennahda per definire il rapporto uomo-donna con la "completezza": "più che complementare io sono una donna completa", cantavano gli slogan sui cartelli della manifestazione di Tunisi del 15 agosto 2012. Peccato che però facendo un giro in internet ci capita di notare come il promettente afflato rivoluzionario e libertario dei giovani tunisini della rivoluzione dei gelsomini http://archivio.arabismo.it/?area=costume&menu=societa&pag=gelsominirete sia stato infangato dal più bieco oscurantismo veicolato da pagine come questa http://palaestinafelix.blogspot.it/2012/05/il-popolo-tunisino-protesta-contro-la.html dove addirittura l'autrice di un cartone animato toccante e ironico come Persepolis viene definita "prostituta drogata" e la società tunisina viene raccontata indignata di fronte ad un alquanto innocua apparizione fumettistica di Dio, papà benevolo e barbuto che parla con gli uomini. Bah insomma parremmo siamo finiti male. Ma certo, vogliamo crederlo, non è solo così.
E nel Corano per altro non manca un richiamo alla liberazione ed emancipazione, come leggiamo nel karinissimo libro alla Sura II versetto 177: "La carità non consiste nel volgere il volto verso Oriente ed Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli e nel Libro dei Profeti e nel dare dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi" (Corano, edizione integrale, edizione Newton Compton 1996, p. 47). Quello che ci interessa è qui il concetto di "liberare gli schiavi" che ha molto più valore della semplice carità, qui lo troviamo, non possiamo negarlo, anzi sottolineiamolo.
E allora ricordo le parole bellissime di una donna berbera algerina Khalida Messaoudi A diciassette anni, ho cominciato a sentirmi turbata dalla posizione dei fedeli nella preghiera musulmana. Prostrarsi a quel modo, con la testa a terra...lo trovavo umiliante. Mi sono messa a cercare nel Corano a quali direttive corrispondesse: nessuna. Mi sono detta “Io ho una grande e bella idea di Dio. Non vedo perché dovrei sminuirla adottando questa posizione da schiava”. E ho deciso di dire la preghiera in maniera diversa. Sono una musulmana laica.

 Evidentemente Khalida che in Algeria si batte da sempre per la democrazia ha pensato che il Libro Gentile/ Corano potesse essere usato in modo diverso, magari anche per andare insieme in moschea, non uomini da una parte e donne dall'altra, come capita ancora oggi anche in Tunisia. 


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