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La primavera tunisina era un cammello?



"il rapporto tra l'uomo e la donna è a misura del grado di sviluppo di una società" recitava l'innominabile barbuto di Treviri due secoli orsono. Due secoli dopo la primavera tunisina aperte le porte alla liberalizzazione del paese e "finalmente" portato al potere un partito islamico di ispirazione democratica e secolare, ripropone l'indelebile questione (anche per noi italiani) tra il silenzio di molti. Ecco che allora Ennahda il partito che riporta in patria molti rifugiati politici messi in fuga da Ben Alì per la loro emancipazione politica (sopratutto considerata la "notevole" funzione emancipatrice della Sharia) propone di introdurre nella Costituzione un articolo che parla di "complementarità tra uomo e donna" http://www.laperfettaletizia.com/2012/08/tunisia-donne-in-piazza-in-difesa-dei.html. Certo un errore di Ben Alì avere reso perseguibili certe idee perchè non conformi ad una visione laica della società, proponendo una pericolosa polarizzazione tra amico e nemico che non poteva che acuire il conflitto, trasformando il nemico in un invidiabile martire o un eroe.
In ogni modo in una Tunisia che a luglio 2012 mi è sembrata sprofondata nel medioevo ecco che la questione nominale della "complementarietà tra uomo e donna" mette sulla Carta Costituzionale l'aspetto di una società dove gli uomini vivono con le donne ma da separati in casa, al bar ci vanno per lo più solo i maschi (che noia!), per la strada le effusioni più gentili tra maschio e femmina sembrano vietate (chissà come faranno gli uomini a capire come ci si avvicina con delicatezza ad una donna? Cosa sapranno entrambi dei reciproci mondi?) e in casa gli uomini esercitano il loro dispotismo condito di un'ironia sottile. Una donna in tacchi e gonna è un miraggio, al più qualche ragazza coraggiosa con jeans e maglietta, affogata in un mare di donne che portano i guanti anche in estate e calzano pure i piedi con i sandali. Il confronto con certi panorami femminili di casa nostra può anche dare qualche punto in più alla donna araba che ha modi graziosi e gentili ed emulabilissimi.
Però la questione nominale della "complementarietà" vela la questione di una fondamentale eguaglianza se non addirittura scambiabilità tra uomo e donna, perchè chi non si è sentito mai anche solo per un attimo un uomo in vestiti da donna o una donna in abiti da uomo?  E' peccato? A me è capitato. La complementarietà disegna invece una società di divisi, dove alla donna viene assegnato essenzialmente il compito della gestione della casa e della cura dei figli e dove quindi altri ruoli sono preclusi.
Spero tanto che le donne tunisine sapranno difendere i loro diritti di fronte al sopruso e utilizzino l'Islam se possibile per emanciparsi e fare evolvere la loro società, per liberarsi da ogni ipocrisia che è poi una finta sottomissione a regole e precetti religiosi in cui evidentemente molti tunisini non credono più, ma a cui per una visione autoritaria della società si sentono costretti ad obbedire: visto con i miei occhi, ristoranti pieni anche in pieno Ramadan! E c'era pure una donna con il velo!

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