Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da 2017

L'uomo è un animale politico o sociale? Considerazioni su una società crescentemente psicotica

                                                                                   Grafica di Leo Genovese Marx e Aristotele, pur a distanza di numerosi secoli l'uno dall'altro, si sono più volte scontrati sulla convinzione che l'uomo, originariamente, sia un essere sociale oppure politico; per Marx, come scrive nei sui Quaderni antropologici, quello zoon politikòn, di cui Aristotele scrive nella Costituzione degli Ateniesi, è da intendere e tradurre come "uomo sociale", un individuo caratterizzato dal bisogno primario di vivere in società, ma che SOLO secondariamente PUO' diventare anche "uomo politico". La dimensione politica è da sviluppare, da immaginare, da conquistare a partire dall'essere sociale, la relazione non basta. Quindi mentre il sociale è un bisogno primario...

Il piacere e il godere nelle società dell'abuso

Nietzsche, pensiero lungimirante e vista acutissima, scrisse che le nostre società non erano pronte alla morte di Dio. Per altro, a più di un secolo dalla sua morte, Dio ancora infastidisce, per questo, dove ancora resiste, e diciamo che resiste forse solo nell'Islam, è perseguitato e combattuto con menzogne e falsificazioni da chi ritiene di appartenere all'altra disincantata parte della barricata. Oppure Dio si ripresenta quanto più lo si vuole dimenticare, quanto più lo si vuole morto. Chissà.... Una società non completamente materializzata e despiritualizzata non potrà mai essere pronta all'abbraccio mortale con il capitalismo, dato che questo ha bisogno di sudditi gaudenti e senza spirito per potersi riprodurre, per questo, forse, Dio è stato ucciso. Morto Dio l'uomo povero di spirito si è costruito altri dei, molto più gretti e volgari, innanzitutto il capitalismo e poi il suo io, che va splendidamente d'accordo con la coppia piacere e dissipazione ch...

Nietzsche, la poesia e una telefonata

Nietzsche - leggo - avrebbe trasformato il discorso filosofico in poesia, la metafisica a partire da qui si nasconde nei versi e abbandona la mente raziocinante e i sistemi barocchi per diventare qualcosa che si può solo intuire. Io non pentendo tanto, ossia non pretendo che nelle mie poesie si nasconda alcunché di filosofico, piuttosto la calma estiva rallenta i pensieri, chiede una tregua e i suoni attutiti contribuiscono all'ottundimento. Ripesco allora una vecchia poesia, è tutto quello che riesco. Comunicare è un arte  che non si apprende  ma che comprende  che il ricevente  non dica "ciao" solo per beffa ma che si pieghi al mittente. Con l'orecchio ben teso né offeso né illeso ma disteso. Comunicare è un gioco  che non pretende che il ricevente  sia a un soffio dal mittente ma col pensiero rivolto internamente. E se una corrente  si protende nello spazio del tu a me dell'io a te a sovvertire la sin...

Un'esperienza di resistenza tuareg nell'Atlas tunisino Parte II

No, che cavolo! Quel posto arroccato sulle montagne non era propriamente un cimitero. Quello era, scoprirò più tardi, un pietroso e diroccato luogo di resistenza. Lì non c'era nulla di raccolto né di crepuscolare, piuttosto quella lunga fila di case abbandonate e tetre faceva a pugni con l'infinito dalle dimensioni ciclopiche dell'anfiteatro circostante. Il sublime, ecco cosa è il sublime kantiano, sì è questo, certo. Il sublime che suggerisce pensieri sublimi, che provoca stati d'animo sublimi, che crea un timoroso ed esaltato movimento interiore. Appena sotto la rampa di salita all'ostello un caffè in una vecchia casa araba da cui filtrava una musica sinuosa. Piastrelle colorate, un patio, un caffè per soli uomini, creature sì inspiegabilmente lì, in quel deserto, a ritrovarsi sotto quelle case fantasma, ricordo di un passato glorioso e defunto. E partiti da lì salendo a fatica la rampa rocciosa che porta in alto al paese lasciamo l'ultima speranza di p...