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Quando la ricchezza privata è 4 volte il debito pubblico


Come si fa ad accumulare ricchezza difronte ad un debito pauroso? Un debito che fa tremare i polsi e da qualche mese ha provocato uno strisciante terremoto dalle parti di Equitalia, ecco nel paese immorale i.e Italia questo è molto possibile.
8640 miliardi in denaro contante, case, azioni e titoli, contro 1972 miliardi di debito pubblico italiano che sta mettendo in ginocchio il paese; lo dice Nunzia Penelope nel libro uscito di recente Ricchi e poveri. Evidentemente il Premier Monti non riesce a tenere fede ad uno dei punti cardine del suo programma e cioè l'equità, evidentemente i suoi strumenti non sono sufficienti a tenere a bada quei 6 milioni di italiani ricchissimi che vivono nell'assoluto benessere. La metà di quella ricchezza privata vista sopra, cioè circa due volte l'intero debito pubblico italiano, appartiene tutta al solo 10% della popolazione.
A questo punto allora sarebbe carino sapere come vengono accumulati questi patrimoni, quale settore produttivo o improduttivo rappresentano e come mai in quei settori si fanno cotali profitti e poi come è possibile portare impunemente il denaro all'estero. Bè sì in effetti è possibile con qualche semplice click. E se in Italia la differenza tra ricchi e poveri è superiore di qualche punticino nei confronti dei compagni d'Europa, è più del doppio nel confronto con gli Stati Uniti. Ma certo lì le tasse si pagano anche sugli scontrini consumati (per dire su quello che si spende), qui invece basta fare un giro per le vie del centro di Milano ed eccoci annientati da una massa indistinta di negozi superlusso che a me pare si siano moltiplicati ad una velocità vertiginosa in questi ultimi anni, e qui gli scontrini vengono battuti impunemente senza che nessuno ci rimetta un centesimo. E certo perchè tracciare un consumo è molto più facile che tracciare il guadagno e considerata l'immoralità dei ricchi italiani sarebbe pure opportuno. E poi negli Stati Uniti c'è la galera per chi evade, qui al massimo un po' di invidia emulativa, lo stesso principio che ha reso così caro berlusconismo e zoccole.
Tornando all'Italia ecco che i famosi 8600 miliardi sono stati conteggiati dalla Banca d'Italia, non si tratta quindi dei soldi di un'economia illegale, quelli chissà quanti saranno, ma denaro che proviene dall'economia "legale" e "legale" solo perchè qui si vuole usare una parola buona. D'altrocanto partendo dal principio sacrosanto che la proprietà privata è un furto, dixit un tempo il bistrattato Poudhon, e così pare sempre più evidente OGGI, considerato il comportamento osceno dei ricchi italiani che portano i capitali in Svizzera per non farseli tassare, perchè non ripartire dalla questione morale, solo così diventa reato sottrarre i soldi al fisco, solo così diventa reato portare i soldi nei paradisi fiscali, solo così riconoscere un salario da fame a fronte di una spesa lussuriosa è un crimine. Il problema è che in Italia sembra valere un principio opposto rispetto a quello americano, che è "no taxation without rapresentation" (chi è soggetto a tassazione deve pure essere rappresentato nel governo), dalle nostre parti e lo ha insegnato per primo Berlusconi i più rappresentati nelle istituzioni sono proprio i ricchi ladri.

Commenti

  1. E aggiungo: basta fare qualche blitz anti-evasione nei negozi del super lusso per fare quadrare i conti? In fin dei conti non sono solo i negozi dei vips a non pagare i conti, io gli scontrini non li ho ricevuti nè in semplici agriturismi toscani nè dal dentista sotto casa; la questione della redistribuzione non può toccare secondo me solo i supericchi, se un blitz una tantum significa qualche cosa in questo senso o non è solo una trovata pubblicitaria, di fatto i blitz ci sono sempre stati fin da prima del governo Monti e di fatto non hanno risolto nulla.

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