Il capitalismo è alla fame, ma in Italia ci si scervella per fare crescere l'occupazione giovanile. Puzza di bruciato... ?
Schiavi del capitalismo lo siamo tutti, imbonisce con tante oneste intenzioni e intanto semina fame, distruzione, guerre, guerre di religione. Le organizzazioni umanitarie, i programmi dell'UNESCO, gli osservatori internazionali, eppure lì la gente muore, soffre per colpa di governi che sono burattini dell'Occidente che si fa bello con le sue elemosine pelose e ipocrite. La fame del diabolico drago si spegne per riaccendersi, sempre più viva e feroce. E sì perché se non fosse feroce come è possibile che paesi ricchissimi come quelli dell'Africa Subsahariana debbano soffrire la fame? L'economia del mondo vive di diseguaglianze, solo così è possibile che alcuni paesi siano ricchissimi e altri poverissimi. Il capitalismo è rimasto un furto, è nato come furto e continua ad esserlo.
Tornando a noi vorrei condividere alcune osservazioni sul governo Letta che ho trovato sulla newsletter dell'Associazione Punto Rosso di Milano. Le trovo azzeccatissime. Difatti se nel governo serpeggia una certa preoccupazione circa la disoccupazione giovanile, diventata ora una priorità politica, non c'è invece lamentatio di alcuna sorta circa chi perde il lavoro a 40/50 anni, con una famiglia alle spalle, un mutuo da pagare e le possibilità di rientrare nel mercato del lavoro che sono 0Komma0, nonostante le presunte e favolesche opportunità offerte dagli enti di formazione.
Ma il capitalismo è alla fame, il prodotto interno lordo di tutte le maggiori economie capitaliste dell'Occidente è sempre più magro. A un capitalismo affamato come questo allora non possono che fare gola tanti giovani da sottopagare, magari proprio perché poco specializzati, da assumere quindi con contratto di apprendistato fino a ché non superino la fatidica soglia dei 29 anni. Dietro le buone intenzioni il drago muove inesorabile la sua coda, ma che prospettiva può avere un paese che non investe sul lavoro, sulle professionalità acquisite, sulla specializzazione? Produrremo certo, ma produrremo a bassissimo valore aggiunto.

Commenti
Posta un commento