Riforma sociale o rivoluzione? Sozialreform oder Revolution?
1899
Senza segreti e senza veli
gli articoli polemici à propos socialdemocrazia tedesca, raccolti poi sotto il titolo di cui sopra, Rosa Luxemburg li pubblica sulla "Leipziger Volkszeitung", a un solo anno dal volgere del decennio.
Il quotidiano è quello di Lipsia, letto ancora oggi e da più di due secoli,
xchè battezzato il primo Ottobre 1894.
La questione, a questa considerevole distanza temporale, purtroppo è ancora maledettamente attuale. Cioè non si è andati avanti di una cicca.
Sarà il mondo, saranno gli uomini, saranno i politici che abbiamo avuto, ma è così.
Attuale sopratutto per la sua assenza all'interno dei partiti di sinistra di oggi
che si porta dietro una strana puzza di sorcery/stregoneria.
Insomma anche qui ci casca il fantasma, volendo essere un po' derridiani... che non guasta mai.
L'alternativa tra riforma sociale e rivoluzione mette sulle due sponde della barricata chi nel sistema ci sta dentro e chi, chiamatelo rivoluzionario, ma chiamatelo anche libero pensatore,
coglie il limite dell'orizzonte capitalistico attuale ops...contemporaneo alla Luxemburg.
"Il capitalismo produce anarchia", e chi potrebbe darle torto?
Per Bernstein l'avvento del socialismo è questione sull'agenda del Capitalismo, sì insomma il Sig. Capitalismo se lo è segnato che suo fratello Socialismo reclama un diritto ad esistere
e quindi Capitalismo, da buon fratello maggiore prima poi cederà il passo.
Dio mio si è visto, cioè si vede...
Per altro ecco che si rivela qui la Santa Alleanza Capitalismo/Socialismo.
La Luxemburg allora fa a fettine il povero Bernstein (bel colpo per una donna di soli 28 anni),
fa a fettine il riformista socialista, per altro in tutto e per tutto simile a molti politici della sinistra europea di oggi.
E allora se la scomparsa dell'opposizione tra destra e sinistra può essere anche solo questione di maquillage ideologico, dove le notti sono sempre più nere e quindi le vacche sono tutte e solo nere, una questione linguistica si è però lentamente trasformata in un fatto:
la distinzione tra il programma minimo (miglioramento attraverso riforme delle condizioni attuali) e il programma massimo (uscita dal modo di produzione capitalista) è uscita impunemente dal portone principale dell'attuale "sinistra" politica.
Due secoli fa eravamo forse più liberi? O meno liberali? La Luxemburg non era neppure ancora comunista quando scrisse quegli articoli...
"Secondo Bernstein, la democrazia appare come un gradino inevitabile nello sviluppo della società moderna, anzi la democrazia è per lui, come per il teorico borghese del liberalismo, la grande legge fondamentale dello sviluppo storico, alla cui realizzazione tutte le forze agenti nella vita politica devono servire".
1899
Senza segreti e senza veli
gli articoli polemici à propos socialdemocrazia tedesca, raccolti poi sotto il titolo di cui sopra, Rosa Luxemburg li pubblica sulla "Leipziger Volkszeitung", a un solo anno dal volgere del decennio.
Il quotidiano è quello di Lipsia, letto ancora oggi e da più di due secoli,
xchè battezzato il primo Ottobre 1894.
La questione, a questa considerevole distanza temporale, purtroppo è ancora maledettamente attuale. Cioè non si è andati avanti di una cicca.
Sarà il mondo, saranno gli uomini, saranno i politici che abbiamo avuto, ma è così.
Attuale sopratutto per la sua assenza all'interno dei partiti di sinistra di oggi
che si porta dietro una strana puzza di sorcery/stregoneria.
Insomma anche qui ci casca il fantasma, volendo essere un po' derridiani... che non guasta mai.
L'alternativa tra riforma sociale e rivoluzione mette sulle due sponde della barricata chi nel sistema ci sta dentro e chi, chiamatelo rivoluzionario, ma chiamatelo anche libero pensatore,
coglie il limite dell'orizzonte capitalistico attuale ops...contemporaneo alla Luxemburg.
"Il capitalismo produce anarchia", e chi potrebbe darle torto?
Per Bernstein l'avvento del socialismo è questione sull'agenda del Capitalismo, sì insomma il Sig. Capitalismo se lo è segnato che suo fratello Socialismo reclama un diritto ad esistere
e quindi Capitalismo, da buon fratello maggiore prima poi cederà il passo.
Dio mio si è visto, cioè si vede...
Per altro ecco che si rivela qui la Santa Alleanza Capitalismo/Socialismo.
La Luxemburg allora fa a fettine il povero Bernstein (bel colpo per una donna di soli 28 anni),
fa a fettine il riformista socialista, per altro in tutto e per tutto simile a molti politici della sinistra europea di oggi.
E allora se la scomparsa dell'opposizione tra destra e sinistra può essere anche solo questione di maquillage ideologico, dove le notti sono sempre più nere e quindi le vacche sono tutte e solo nere, una questione linguistica si è però lentamente trasformata in un fatto:
la distinzione tra il programma minimo (miglioramento attraverso riforme delle condizioni attuali) e il programma massimo (uscita dal modo di produzione capitalista) è uscita impunemente dal portone principale dell'attuale "sinistra" politica.
Due secoli fa eravamo forse più liberi? O meno liberali? La Luxemburg non era neppure ancora comunista quando scrisse quegli articoli...
"Secondo Bernstein, la democrazia appare come un gradino inevitabile nello sviluppo della società moderna, anzi la democrazia è per lui, come per il teorico borghese del liberalismo, la grande legge fondamentale dello sviluppo storico, alla cui realizzazione tutte le forze agenti nella vita politica devono servire".
Non era così imminente, certo non era così imminente, il capitalismo non ha ruzzolato giù subito come si immaginava la Luxemburg. Probabilmente Bernstein con il suo ottimismo aveva qualche ragione dalla sua parte. Il ruzzolone non c'è stato, sicuramente però tante, troppe crisi di assestamento. Crisi con cui certo il capitale ha fatto le sue vittime.
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