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Gattopardismo e popolo ribelle alla prova della crisi politica italiana




Pensando alla crisi del berlusconismo, alle smanie di rinnovamento della sinistra al governo e all'avvento del grillismo, mi chiedo...ma è quindi finito e per sempre il gattopardismo italiano, oscuro malanno dell'animo nostrano, mirabilmente descritto nel libro di Tommasi di Lampedusa nonché rappresentato nel film di Luchino Visconti?? Tutto deve cambiare perché nulla cambi, allora si fano promesse di rinnovamento utili ad accecare qualche migliaio di elettori e poi si continua come prima, di fatto anche Tangetopoli è tornata più meno con gli stessi personaggi, eppure non è successo niente.
D'altrocanto oggi alla luce dei discorsi di strada nessuno mai avrebbe votato il Signor B, del gattopardismo italiano mirabilissimo primo rappresentante, si alzano allora facilmente accenti ironici, si avvertono toni al limite del disprezzo che allora ti credi di essere capitato su Marte, che forse hai avuto un incubo, che forse il Signor B ha governato con colpi di stato successivi per un periodo di circa 10 anni. Sarà la vergogna, magari anche prodotta dall'irresponsabilità di votare chi neppure si conosce. Certamente accanto all'italiano che vive bene nel suo familismo immorale, per cui il bene della mia famiglia è ipso facto anche il bene della comunità, ci sarà anche quello che per ingenuità c'è cascato e magari si sta risvegliando. Importante che sia ben desto nel valutare il possibile riproporsi di quell'antico male italiano.
Non che la ex sinistra italiana non abbia dalla sua rappresentato a suo modo una forma di gattopardismo, perché nonostante le apparenze che cosa ha saputo cambiare? In fin dei conti sia il berlusconismo sia la post sinistra parlamentare hanno veicolato forme di rivoluzione passiva, per dirla con Gramsci, cioè sono entrambi riusciti ad ottenere un adeguamento della mentalità delle masse alle esigenze economiche dominanti che poi sono le esigenze del capitalismo autoritario, care si è visto sia a destra sia a sinistra. E così si spiega come il pensionato, la casalinga, l'operaio sottopagato si siano ritrovati insieme e d'accordo con i grandi evasori e i miliardari che imboscano i loro bottini negli inferni fiscali e come per altro la sinistra si sia trovata d'accordo sulle misure d'austerità e la deregolamentazione del lavoro care al capitalismo mondiale e alle banche europee. 
Ed è successo perché di fatto il discorso degli sfruttati è stato inglobato e fatto proprio dal  discorso degli sfruttatori e così il discorso di destra non può più fare a meno di qualche cosa di sinistra e il discorso di sinistra non può più fare a meno di qualche cosa di destra; si è visto con i governi D'Alema e Prodi. Per questo è scomparsa la distinzione tra destra e sinistra, la cui prima causa sono stati proprio i partiti e non tanto l'annacquarsi delle ideologie.
Ora la crisi politica italiana con l'affacciarsi di soggetti politici poco inquadrabili nel panorama dei partiti esistenti come il M5S ripropone la possibilità di un popolo ribelle, il demos ribelle, ribelle soprattutto di fronte all'incapacità delle istituzioni di rappresentarlo. E ribelle quindi nei confronti dello Stato, che è il primo alleato degli interessi dominanti, per questo il demos (italiano) non può e non deve istituirsi. Ma dove c'è un popolo ribelle, ahi ahi c'è anche un GATTOPARDO sempre in agguato.

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