Maldestri tentativi di volontariato
Ma cosa ci vuole più della volontà?
Era un'estate afosa e metropolitana, quelle estati che di solito si riempiono di vuoto, tra basse pressioni e luci abbacicanti, a volte lattiginose. Ai primi incipienti sentori di vuoto avevo opposto un inusuale volere fare granitico e convinto, in una città pur semideserta e sonnolente.
"Volontariato? Mica va in vacanza"
Il luogo prescelto mi convinceva, mi girava in mente da qualche tempo in realtà. La forza della convinzione e l'odore di vuoto mi avevano portato fin là, in quella grande casa giallo ocra in un quartiere periferico, ma neanche troppo, su un autobus che vedeva poche facce "nostre" e tante facce loro. E anche alla casa gialla, sulla porta, sul marciapiede, quasi tutte facce nere, cosa che a me, reduce da estenuanti workshop di danza africana con inesausti e muscolati maestri cioccolatino, faceva simpatia.
Per altro tutto collaborava a tessermi intorno una rete, per quanto immaginaria e autoprodotta, il fare accogliente e bonario, un po' mamma un po' nonna d'antan della responsabile volontari, era peggio dello zucchero filato: mi ci ero infilata comoda le pantofole, avvertivo un'affinità inusitata, forse anche per quel cognome tedesco che era poi quello di una glorioso dizionario d'altri tempi, mi pareva.
Ma che potevo fare?
La lontananza del figlio, la sua adolescenza tenacemente oppositiva, neghittosa e opportunista, mi allargava lo spazio della nostalgia e della dipendenza, quella tutta dolcezze, conversazioni e contestazioni parlate (non alla muta come le attuali), giochi a buon mercato dei primi anni. Uno spazio che dilagava nell'atmosfera pre e post vacanza della metropoli (aggettivo buffo per una città sonnacchiosa da giugno a settembre).
E se ci fosse anche un centro accoglienza per bambini?
"Bambini no, piuttosto minori non accompagnati".
Boh? Però...magari... a differenza del figlio forse AMANO farsi aiutare, anzi DESIDERANO farsi aiutare?? E poi l'adolescente ti porta dentro nel confronto / scontro con la forza dell'uragano, mai fidarsi di questo allettamento relazionale, visto l'ormone instabile del soggetto, però...si tinge sempre di una certa controdipendenza che come nel giocare a scacchi fatica ad abbandonare mente ed anima e quindi ha il sapore piacevole di un ansiolitico senza effetti collaterali.
Sì si poteva fare!
In ogni modo l'ipotesi intrattenimento anziani era stata fatta cadere, almeno per il momento a favore di quella più seducente di ritrovarsi un bambino appena cresciuto e probabilmente recalcitrante, ma anche bisognoso, tra le mani.
Cosa si poteva volere di più?
Il centro minori non era proprio vicinissimo, però il gioco valeva la candela secondo quell'abitudine che fa spesso anticipare in rappresentazioni il reale svolgersi delle cose, senza minimamente percepire lo scoglio reale di esse.
Non mi ci volle poco ad arrivare, ma l'odore del vuoto e la granitica volontà di fare non mollavano, mannaggia!! eppure un grillo ogni tanto elencava: "forse d'inverno, con tutti gli impegni, col buio, la nebbia, il freddo, coi bus che non arrivano,..."
Un centro di accoglienza per minori forse è un posto pieno di facce giovani e curiose, facce che hanno visto tra tante cose e anche la guerra, affrontato il dolore di una separazione imposta dagli eventi, facce che vengono da dove la vita si vive sul serio, mica attraverso un computer. Immaginavo, anticipavo...
Potevo aiutarli a fare i compiti, a imparare l'italiano, a trovarsi meglio qui tra noi.
Ma la verità delle cose non tardò ad imporsi alle granitiche rappresentazioni.
L'educatore mi accolse per la strada, perchè al centro i ragazzi, complice il Ramadan, erano ancora in giro in mutande, quindi sconveniente una mia presenza lì.
Mi invitò ad un caffè che pagai e con estrema noncuranza del fatto che mi ero recata proprio fino a lì afarechecosa? mi ri-accompagnò piuttosto sbrigativamente alla fermata del bus, alludendo tra le righe che essendo finita la scuola non c'era poi gran bisogno di supporti e aiuti. E dunque perchè mi aveva fatto venire fino a quella estrema periferia sud me che abitavo all'opposto nord? Forse il mio abbigliamento ed il mio fare non erano adeguati al compito?
"Fatti sentire tu, altrimenti mi dimentico".
Boh? Incontro lucente di chiarezza e consequenzialità.
Qualche sentore che forse ero, come si dice in tedesco, Fehlamplatz mi barluma, ma la volontà granitica non sente ragioni e torno alla carica.
Alla casa gialla dove ero stata accolta dalla responsabile viveva un lungo filiforme ragazzo dal color del cioccolato fondente con un contratto a termine e il bisogno urgente di mettersi in cerca di un nuovo lavoro, mi offro.
Quel filiforme e bellissimo uomo color cioccolato è felicissimo, io pure ("finalmente potevo servire a qualche cosa"), magari gli sarebbe anche piaciuto fare un po' di amicizia africana tra danzatori e musicisti e concedersi ancora il piacere della comunità.
No sbagliavo, Stop!!!! Quelle erano solo fantasie, anticipazioni, proiezioni di un'inconsapevole demente.
Ma cosa avevo sbagliato? Qualcosa certamente perché fui convocata.
Tra me e la volontaria che aveva i rapporti più stretti con l'atletico filiforme intercorse un colloquio, il cui succo fu: non si può fare!
Non si poté fare per tante ragionevoli ragioni, ma una più di tutte mi spiazzò: l'idea di favorire amicizie africane non andava, il ragazzo, che mi era parso un bellissimo esempio di persona disponibile e aperta esposto in due metri di muscoli, nascondeva in realtà una certa dose di timore nei confronti dei compatrioti neri, non solo verso gli abitanti del suo paese in cui ancora si pratica la tortura e i dissidenti spariscono chissà dove, ma di tutto il continente nero, più di un miliardo di abitanti, sic, le feste d'artisti africani quindi erano assolutamente off limits.
Come se sulle strade di queste nostre città color cappuccino fosse normale imbattersi in pericolosi esponenti di servizi segreti africani pronti a denunciare ogni persona in subodore di richiedenza asilo.
Ma forse che sì, che leggerona la solita leggerona che voleva farsi accogliere da minori in mutande, sbronzi di Ramadan e ora pretendeva di mettere in pericolo un aitante esponente del potere nero. Mi sfuggono molte cose ammetto, ma in questo caso le cose che mi sfuggivano rasentavano (e rasentano) un ermetismo tinto di schizofrenia.
A questo punto una persona mentalmente a posto avrebbe mollato l'osso, ma complice quella caparbia voglia di fare e la bella fama del luogo, la casa gialla, mi sono riproposta.
Torniamo agli anziani. In fin dei conti ho avuto 4 nonni vissuti tutti più o meno oltre i 90.
Riprovo, sarò più fortunata.
Niente di più difficile, il tentativo fu minimo.
Mi predisposi per passare qualche pomeriggio con loro, in fin dei conti gli anziani sono ben più simpatici e socievoli dei giovani, mi dicevo. Furono poste immediatamente delle condizioni: avrei dovuto presentarmi al centro di aggregazione senza fiatar parola, potevo essere presente solo come osservatrice, ma osservatrice di chè? quando ho passato ore a discorrere con anziani di ogni ordine e luogo?
Annichilita, strema, imbruttita da questo perenne purgatorio ho deciso che basta, tornavo ad aiutare la signora srilankese che aveva bisogno che le trovassi un posto in una casa popolare e qualcun altro a cui avrei potuto regalare il mio letto e poi qualcun altro ancora che ci sarebbe stato sicuramente.
Tra parentesi: mio figlio è ancora lì che aspetta.
In pochi giorni sarebbe partito l'aereo che mi portava in Africa, eppure partivo con un dubbio che pura ancora mi accompagna: ma è tanto difficile fare i volontari? Giuro che non volevo portare via il lavoro a nessuno, era solo che non mi sentito di aspettare il mio volo per l'Africa girandomi i pollici in una metropoli così metropoli che dorme da giugno a settembre, un paesaggio di questo tipo pretendeva un qualche minimo di resistenza.
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