Nietzsche - leggo - avrebbe trasformato il discorso filosofico in poesia, la metafisica a partire da qui si nasconde nei versi e abbandona la mente raziocinante e i sistemi barocchi per diventare qualcosa che si può solo intuire. Io non pentendo tanto, ossia non pretendo che nelle mie poesie si nasconda alcunché di filosofico, piuttosto la calma estiva rallenta i pensieri, chiede una tregua e i suoni attutiti contribuiscono all'ottundimento.
Ripesco allora una vecchia poesia, è tutto quello che riesco.
Comunicare è un arte
che non si apprende
ma che comprende
che il ricevente
non dica "ciao" solo per beffa
ma che si pieghi al mittente.
Con l'orecchio ben teso
né offeso
né illeso
ma disteso.
Comunicare è un gioco
che non pretende
che il ricevente
sia a un soffio dal mittente
ma col pensiero rivolto internamente.
E se una corrente
si protende
nello spazio del tu a me
dell'io a te
a sovvertire la sintassi del discorso
io lascio che esploda la scintilla
e poi come una Sibilla
si chiuda nel silenzio.
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