Il paradosso di questi giorni è evidente, la democrazia replica e asseconda forme di dominio; il paradosso si fa ancora più evidente nelle parole di Stefano Rodotà che definisce sempre democratiche le decisioni del Parlamento relative al conferimento dell'incarico a Giorgio Napolitano. Purtroppo se dal punto di vista dei processi è vero che le decisioni del Parlamento sono democratiche (in quanto il Parlamento è un organismo democraticamente eletto), difatto quelle decisioni hanno determinato uno scollamento deciso tra le istituzioni (democratiche) e la gente di cui quelle istituzioni dovrebbero essere la rappresentazione. E dei fatti è bene non fare finta che non esistano.
Uno dei padri massimi della democrazia, John Locke, nel II libro del suo Due trattati sul governo definiva l'uso del potere ai fini del proprio tornaconto un'usurpazione, perché in questo caso il potere non viene usato per il bene del popolo che lo ha consegnato all'amministrazione temporanea di altri (vedi originale qui), ma viene piegato agli interessi personalistici dei singoli. Se usurpazione c'è stata, c'è anche quindi, stando allo stesso Locke, la possibilità di insurrezione. Un diritto all'insurrezione fu sancito anche dalla Costituzione giacobina del 1793, così se ci si ricorda tanto spesso della Costituzione della Repubblica di Weimar che poi, pur bella come era, ha permesso l'ascesa al potere di Hitler, non ci si ricorda ugualmente che la democrazia inglese nasce con la Gloriosa (Rivoluzione), quando il popolo sostituisce al sovrano per nascita ed usurpazione un sovrano da lui stesso prescelto. E insomma se la più ammirata democrazia del mondo è nata così, forse noi abbiamo da tempo perso il senso della democrazia.

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